al mutar del vento

Al mutar del vento

Paola Maria Liotta
Conosciamo tutti il mito del Minotauro, più o meno. In questo libro la storia viene rivoltata e raccontata dal punto di vista di ognuno dei personaggi.

Introduzione

Abbiamo letto “Al mutar del Vento” dopo aver stretto una collaborazione con l’autrice. Insegnante di lettere e latino, siciliana di origini, è stata davvero molto gentile con noi. Ci ha spedito il libro in formato cartaceo, con una piccola dedica nella prima pagina e un segnalibro. Si nota sicuramente la passione e la dolcezza dell’autrice, che ringraziamo ancora una volta.

Struttura del testo

Al Mutar del Vento è strutturato da tre parti ben divise tra loro: Monologhi in forma di visioni, Dialoghi di Vento e di Mare, Narrazioni di Terra e di Cielo.
Nella prima parte ogni personaggio presenta la sua storia raccontando di sé, la verità contro il mito.
Nei Dialoghi di Vento e di Mare si scoprono le relazioni tra i vari personaggi; mentre nella terza e ultima parte scopriamo gli epiloghi di ognuna delle storie personali dei personaggi.

Recensione

Ammetto che ho letto Al Mutar del Vento a fatica. La scrittura mi è risultata pesante e non mi ha permesso di immergermi a pieno nella storia.

Per leggere questo libro si deve conoscere il mito del Minotauro, altrimenti si rischia di perdersi e fare confusione. Personalmente avevo qualche ricordo puramente scolastico, quindi rimettevo insieme i ricordi grazie a ciò che leggevo, orientandomi piuttosto bene.
Nonostante ciò ho trovato complesso seguire il filo di tutta la storia poiché non si fa altro che saltare da un personaggio all’altro, da un punto all’altro della storia. Prima la storia della madre del Minotauro, poi quella della sorella, poi il padre, poi Icaro, poi di nuovo il Minotauro, poi di nuovo la madre.
In questo modo non sono riuscita a seguire nessun personaggio in particolare, ma neanche in generale. Era come avere un puzzle da comporre, ma senza avere tutti i pezzi. Alla fine mi sono ritrovata a guardare un’immagine piena di buchi.

Nella narrazione Paola Maria Liotta ha tentato di ritrovare lo stile ed il linguaggio caratteristico della mitologia, e questo ha reso la storia ancora più lenta e difficile da seguire.
Ho pensato fosse un mio limite, quindi ho consigliato il libro a un’amica che ama questo genere letterario e cercato un confronto. Da ciò è emerso che, in generale, dà l’impressione di un libro scritto “di fretta”. L’idea può avere degli sviluppi interessanti, proprio perché riprende la stessa vicenda da vari punti di vista. Ad esempio, la metà dei personaggi lascia intendere che Minosse odia il figlio ma, quando Minosse racconta la sua versione, scopriamo che non è così e che anzi sostiene di aver rinchiuso il minotauro nel labirinto per proteggerlo. Tuttavia ci sono troppi personaggi rispetto alla lunghezza del libro. Ciò lo rende un libro molto denso, in cui le idee sono soltanto accennate e in generale tutto acquista note approssimative.

Concludendo…

Ammetto che non sono amante di questo genere, quindi prendete le mie parole con le pinze. Sfortunatamente, questo libro non mi ha convinta. Ci ho messo decisamente troppo tempo per riuscire a buttar giù appena 134 pagine.
Se lo hai letto o se ti piace la mitologia ci piacerebbe sapere la tua opinione, siamo sempre pronte a cambiare idea!

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