Gli ansiosi si addormentano contando le apocalissi zombie

Alec Bogdanovic
Alec è un ragazzo misogino e sociopatico che da giovanissimo scopre di essere impotente. Questa patologia, associato alla sua depressione clinica e all’ansia, lo porteranno a vivere una vita alla continua ricerca di qualcosa che possa renderlo felice emotivamente e fisicamente.

Un piccolo pensiero prima di iniziare

Gli ansiosi si addormentano contando le apocalissi zombie è il primo libro che leggo in collaborazione con l’autore. Ci ha contattate tramite la nostra pagina Instagram per farci leggere e recensire il suo scritto, di cui ci ha inviato la copia digitale. Sono molto contenta di aver accettato, perché per la prima volta mi sono messa in gioco e ho rispettato un impegno preso con un autore, il che mi legherà a questo libro per molto. Purtroppo però, non sono soddisfatta della lettura e mi dispiace molto che la mia prima collaborazione avrà un riscontro negativo, ma che posso farci. That’s life.

Recensione

Prima di approcciarmi alla recensione ho deciso di fare un salto sul web e leggere cosa ne pensano gli altri blogger. In particolare, su goodreads, ho trovato una trentina o quarantina di recensioni completamente contrastanti tra loro. C’è il lettore entusiasta di questo libro e quello deluso e amareggiato, a tratti schifato dalla lettura. L’unica cosa che accumuna gli utenti è un aggettivo specifico: particolare. Quasi tutte le recensioni iniziano con “questo è un romanzo particolare/diverso”. Beh, non so spiegarvi come mai in molti lo dicano, perché io non la penso così.
Gli ansiosi si addormentano contando le apocalissi zombie è un esempio di libro che ha delle potenzialità completamente sprecate. Nelle circa cento pagine scritte dall’autore leggiamo della vita di questo ragazzo, Alec, dalla prima adolescenza fino all’età adulta. Leggiamo dei suoi problemi con se stesso, della sua impotenza, della sua depressione, e dei problemi con gli altri, in particolare con le donne.
Proprio questo ultimo aspetto è stato criticato da molti.
Anche io non ho particolarmente apprezzato il modo in cui ci si riferisce al genere femminile. Il mondo di Alec è un mondo in cui “la tua amica zoccola
sbocchinando i cazzi giusti ha fatto carriera”, le donne grasse non sono davvero donne (bisogna essere delle Barbie), e per lo più il genere femminile si può riassumere con troia-bocchinara-stracciacazzi.

L’autore sa di essere eccessivo e spesso fuori luogo e di cattivo gusto con i suoi commenti sessisti e misogini, quindi gioca d’anticipo e inventa una figura mitologica: LA RECENSITRIC*. Questa figura femminile è derisa e demistificata fin subito: descritta come “la tipica seguace di pagine quali Alpha woman o Freeda”, che parla con gli asterischi per non offendere alcun genere e che è pronta a fare una recensione negativa proprio a questo libro che stiamo leggendo, accusandolo di maschilismo e body-shaming. A pensarci, è una gran mossa far simpatizzare il lettore con te, autore, che sminuisci chi possa fare un commento negativo al tuo romanzo accusandolo di sessismo. In questo modo la probabilità che la persona a cui hai chiesto di recensirlo si trasformi nella RECENSITRIC* diminuisce notevolmente.
Purtroppo, però, il più grande problema di questo simil-romanzo non è il sessismo ma la mancanza totale di empatia con il lettore. In questo libro c’è un autore che ha cercato di riversare il flusso di pensieri di un ragazzo con determinati problemi e una determinata forma mentis in cento pagine, senza curarsi minimamente di fare intendere davvero cosa stia provando il protagonista. Il che è un fatto strano, considerando che è una narrazione in prima persona dei pensieri e dei ricordi di Alec.
Non c’è comprensione delle ragioni o delle motivazioni che spingono Alec a fare certi commenti o prendere certe decisioni. Tu, autore, non mi stai guidando alla comprensione delle sue motivazioni, anzi. Sembra quasi lo sfogo di un adolescente insoddisfatto della sua vita che se la prende con tutto e con tutti. A volte, più che vittima di una vita sfortunata, Alec si presenta al lettore come un ragazzo con una inclinazione al vittimismo.

Quindi facciamo finta per un momento che LA RECENSITRIC* non esiste. Che questo testo sia privo di sessismo, cattivo gusto e linguaggio sboccato messo a caso. Cosa resta?
Ho deciso di leggere questo libro perché, secondo i vari commenti e la sinossi nel retrocopertina, credevo parlasse di depressione, “il male della nostra epoca”. Pensavo parlasse di ansia con originalità, dato anche il titolo alla Philip K. Dick che sicuramente salta all’occhio. Ma non è così. Questo libro non parla di depressione o ansia, non mi racconta come il protagonista si rapporta al suo male e lo supera/ne viene travolto e sconfitto. Non mi racconta davvero cosa sia la depressione e cosa fa, come ti riduce. Parla di ansiolitici, di “boost di serotonina”, delle scelte sbagliate che si possono fare nella vita e delle conseguenze, talvolta drammatiche, che ricadono su te e su chi ti è accanto. Parla di come un uomo con problemi di impotenza non si sappia rapportare con il genere femminile. E non per naturale conseguenza: la sociopatia e misoginia del protagonista sono problemi distinti e precedenti alla scoperta della sua problematica fisica.
Quindi, tolto il forte sessismo e il cattivo gusto, cosa resta? Un mucchio di idee acerbe su quella che sarebbe potuta essere l’idea di una storia di successo, ma che resta sola la sua bozza.

Una serie di pagine in cui si usano argomenti delicati solo per avere un impatto sul lettore. A me non dà fastidio quando in un libro ci sono battute volgari o frasi blasfeme, purché siano inserite nel testo con cognizione di causa, e molti autori lo fanno con grande maestria.
Si può essere eleganti anche dicendo parolacce.

Probabilmente il sessismo serve solo a mascherare la mancanza di contenuti di questo romanzo, spacciandolo per “sagace ironia”. Per distogliere l’attenzione da questa mancanza entra poi in gioco il linguaggio scurrile e sboccato, che ha nel testo la stessa funzione che ha il caro Enzo Salvi nel cinepanettone di turno.

Qualche commento finale

Sicuramente non consiglio la lettura. Ovviamente, se volete capire quello che ho provato leggendo allora fate pure. Ma vi assicuro che ci sono testi di gran lunga migliori che meritano il tuo tempo e la tua attenzione.

Voto

1/5

Citazioni

Praticamente ero perfetto, ed era ora di trovare una compagna di vita altrettanto perfetta. Allo scopo usavo Tinder, però mi resi subito conto che la fica lì dentro era quasi tutta difettata. Appena ne trovavo una carina scoprivo che non era intelligente o sana di mente, poi ne trovavo una mentalmente sana ma mi accorgevo che aveva tutte foto scattate dall’alto perché era grassa. Dopo un po’ me ne capitò una che sembrava perfetta, poi però andando a ritroso fra le foto su Facebook avevo scoperto che doveva per forza avere qualche disturbo alimentare, visto che aveva perso cinquanta chili nell’ultimo anno e, beh, non potevo certo intrecciarmi con una così. Non avevo fatto tutta quella fatica per riportare a casa una che da un giorno all’altro rischiava di tramutarsi in una RECENSITRIC*.

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