Caso dell'abominevole pupazzo di neve cover

Il caso dell’abominevole pupazzo di neve

Nicholas Blake
Easterham, Inghilterra. Il Natale è alle porte e i Restorick si riuniscono, insieme ad alcuni amici, alla tenuta di famiglia. Tra questi c’è anche il detective Nigel Strangeways, invitato con la richiesta di scoprire la verità dietro ad una seduta spiritica conclusa in modo ambiguo.
Nella tenuta però accadrà molto di più: Elizabeth Restorick viene ritrovata impiccata nella sua stanza, nuda e truccata, una venere nella morte come lo era stata nella vita. Strangeways non crede alla teoria del suicidio, così inizia a indagare sull’eccentrica famiglia e la sua insolita cerchia di amici.
Ognuno è un sospettato, ognuno ha un movente. Le prove saranno sufficienti a svelare il mistero?

Introduzione

Questo romanzo fu pubblicato per la prima volta nel 1941, in piena Guerra Mondiale. Fa parte di una serie di casi del detective Nigel Strangeways, e Giunti lo ha ripubblicato con questa intrigante veste grafica in vista del Natale.

Recensione

Ho comprato questo libro per sentire un po’ di spirito natalizio, visto che questo 2020 continua a regalarci rogne, e l’ho iniziato a leggere con le migliori aspettative. Anche l’edizione di Giunti mi ha ispirato fiducia, infatti sono stata guidata all’acquisto perché la copertina mi piaceva moltissimo.
Sicuramente questo libro può rappresentare una chicca natalizia niente male per gli appassionati giallisti. Per quanto riguarda me, invece, ho qualche dubbio.
Premetto che non sono una fan sfegatata del genere giallo. Ho già letto alcuni racconti (potete trovare la nostra recensione di Dieci piccoli indiani cliccando qui) e purtroppo devo ammettere che Il caso dell’abominevole pupazzo di neve non rientra tra le mie letture migliori del genere.
Di certo la colpa non è dello stile un po’ retrò di Blake, anzi. Il signor Nicholas Blake (pseudonimo di Cecil Day Lewis) sapeva scrivere, e con eleganza.
La storia poi, di per sé, è piuttosto avvincente.
Gli eventi e gli indizi che sorgono di volta in volta ribaltano continuamente la situazione, e ogni personaggio è un sospettato con un plausibile movente. I continui risvolti e i pensieri del signor Strangeways, colui che seguiamo durante l’indagine, saltano da un indiziato all’altro, facendo prima chiarezza e poi insinuando nuovamente dubbi su questo o quel personaggio.

Il motivo per il quale questo libro non mi è piaciuto molto è perché manca di coinvolgimento.
Mi spiego: ogni invitato ha un suo carattere che lo distingue dagli altri, ma nessuno di loro mi è apparso umano. Le reazioni agli eventi o gli atteggiamenti non mi sono sembrati sempre naturali spesso distaccati, tanto da chiedermi se fosse colpa del fatto che questo libro è stato scritto così tanto tempo fa. I caratteri sono delineati in modo abbastanza freddo, anche i personaggi più emotivi o passionali non riescono a trasmettere al lettore il giusto calore. Mi sono sembrate sagome di cartone, piatte. Ho notato che le emozioni dei personaggi non riescono ad oltrepassare la carta e ad arrivare fino al lettore.
Leggi di quel personaggio che piange disperato, ma non senti la disperazione; leggi di quella invidiosa e vipera, ma non senti il fastidio che provano gli altri personaggi intorno a lei.
Ciò che mi piace in un libro, oltre ad una bella trama, è il sentirmi partecipe degli eventi, essere coinvolta emotivamente, piangere e ridere insieme ai personaggi. Purtroppo, con Il caso dell’abominevole pupazzo di neve questo non è successo.

Conclusioni

In conclusione, non mi sono innamorata di questo libro, non mi sono emozionata, ma riconosco che per chi ama il genere questo potrebbe rivelarsi una piacevole lettura, soprattutto visto l’avvicinarsi delle feste. Magari, chissà, potrebbe rivelarsi un regalo di Natale gradito!

Voto

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