Stai zitta copertina

Stai Zitta

e altre nove frasi che non vogliamo sentire più

Michela Murgia

  • Editore: Einaudi
  • Data di pubblicazione: 2 Marzo 2021
  • ISBN: 9788806249182
  • Prezzo (Euro): 12,00
  • N. Pagine: 112

Premessa

Nella mia esperienza ho iniziato a percepire la disparità di genere come tale solo una volta finiti gli studi, quando ho iniziato a lavorare. In età infantile non pensavo minimamente alla cosa e, come giusto che sia, non era rilevante per me chi fosse femmina o chi maschio.
Durante il periodo scolastico, dalle medie in poi, ci sono stati dei segni che però non interpretavo, li vivevo semplicemente come “fatti”. Se non stavi al gioco delle palpatine i ragazzi ti prendevano in giro, ti escludevano dalla cerchia e nei peggiori dei casi ti chiamavano “puttana”. Francamente non ne capivo il senso visto che ciò che facevi era diametralmente opposto al significato della parola in sé. Per non parlare del catcalling. Ci passavi sopra e basta.

Crescendo gli atteggiamenti da bulletti dei ragazzi si sono placati e tutto sembrava sereno. Poi è entrato in ballo il lavoro.

Il processo di comprensione di per sé è stato lungo. Ha richiesto varie esperienze e più tempo passava, più lavori cambiavo, più questo senso, questa rabbia che sentivo dentro verso le discriminazioni sessiste cresceva. Non mi reputo una vittima, c’è sicuramente chi ne ha passate più di me, ma lo trovo, e l’ho trovato, degradante.

Ad un colloquio di lavoro, dopo essermi presentata e aver esposto le mie competenze, mi sono sentita chiedere “hai intenzione di metter su famiglia?”. La cosa mi ha pietrificata. Non contavano le mie capacità, non contava chi fossi. Ero uno donna e in quanto tale nel mio futuro era previsto che io mettessi su famiglia. Si preoccupavano che questa cosa potesse accadere in un futuro troppo vicino. Sinceramente non credo che ad un uomo venga mai posta una domanda del genere durante un colloquio di lavoro. Le sensazioni che ho provato erano molte e confuse, non mi era mai capitato niente di simile e mi trovavo davanti ad una cosa che mai pensavo mi sarebbe capitata. Ero soprattutto delusa.
In un altro posto di lavoro, al momento di lasciare il curriculum per farmi conoscere, mi sono sentita dire “noi non assumiamo donne”. In quel momento mi sono sentita completamente svuotata di ogni forza, di ogni personalità. Ero un oggetto. In quel momento, dopo la prima reazione di stupore che ho avuto, ho sentito la rabbia nascere infondo al mio stomaco. In quanto donna non avevo le stesse capacità di un uomo?
Più avanti realizzai che una parte del problema era che, in quanto donna non è che non fossi capace, ma distraevo i lavoratori, che erano prevalentemente uomini. Questo mi ha fatto pensare che noi subiamo le conseguenze del fatto che gli uomini (non tutti, per carità!) non siano in grado di trattenere i loro istinti animali. Perché allora non penalizzare loro? Perché devono rimetterci le donne?

Quante volte sono stata appellata come “femmina“.

“Femmina” è una parola che generalmente si usa per identificare il genere di un animale. Altrettante volte ho risposto con rabbia a questa affermazione ribadendo che non ero un animale, ma una donna.

Quante volte mi sono sentita dire “sono le donne che in realtà comandano tutto“. E io mi guardavo intorno e non vedevo altro che donne che lottavano il triplo, il quintuplo di un uomo per poter riuscire a emergere grazie alle loro capacità, ai loro studi, alle loro idee.

Con il tempo, con le esperienze vissute, mi sono incattivita, nel senso che reagisco più animatamente a queste situazioni. Ho smesso di fare spallucce e ad ignorare gli atteggiamenti sessisti e vorrei far passare il messaggio che non è necessario montare una guerra per acquisire i diritti che ci sono dovuti. Vorrei che uomini e donne si guardassero e trattassero come pari. Nessuno dei due è uno strumento, entrambi i sessi sono umani e provano sentimenti uguali.

Sicuramente ho capito cosa sia una società maschilista. Ho capito i grandi limiti che ci vengono imposti e talvolta ci imponiamo da sole per quieto vivere. Mi infastidisco quando sento che gli assorbenti hanno l’iva al 22% e ad una giornalista che chiede spiegazioni, un uomo risponde: “usate i pannolini lavabili”. Non ci credete? Qui il link al video.
Mi infastidisco quando l’endometriosi, ancora così poco conosciuta, non sia riconosciuta come una malattia invalidante e diverse donne perdono il posto di lavoro a causa delle assenze per evidenti motivi di salute.

Il maschilismo non è un problema che tutti vedono perché fa parte della società in cui nasciamo e cresciamo. È un retaggio culturale davvero difficile da scardinare. Certe cose le inizi a notare quando ci vivi, quando le affronti, quando ti rapporti con le persone e quello che ti senti dire ti fa storcere il naso. Ed è importante notare e far capire che non è una condizione che colpisce solo le donne, ma tocca anche il genere maschile. Gli uomini vengono rinchiusi nel loro stereotipo. L’uomo-macho che non esprime sentimenti, sempre forte e che non ha mai bisogno di aiuto.

La cosa più triste è vedere come la mentalità maschilista sia predominante indistintamente da donne e da uomini. Ho sentito molto spesso, tra mie coetanee e amiche, additare e giudicare altre donne come “poco di buono” perché, ad esempio, vivono la loro sessualità con serenità e senza tabù. Ho sentito donne criticare altre donne per il loro modo di vestire troppo succinto e provocante. Che, se sono state vittime di violenza “è anche colpa loro” perché erano vestite in un determinato modo. Oppure perché stavano camminando di notte da sole per tornare a casa dopo una festa. Perché, a quanto pare, se esci con delle amiche per divertirti una sera è quasi scontato che possa accaderti qualcosa di molto brutto. Gli uomini possono concedersi passeggiate notturne senza dover preoccuparsi di correre troppi rischi. Non si può dire lo stesso per una donna. Uscire da sola, per di più quando è sera (e in inverno questo può voler dire anche dopo le 17:00), è “essersela andata a cercare”.

Dunque cosa penso del libro Stai Zitta?

Ho iniziato a leggere questo libro e l’ho finito in una mattinata. Ho ripensato molto a ciò che avevo letto e a ciò che aveva suscitato in me.

Questo libro non offre la soluzione assoluta al problema. Non è profetico, né espone teorie rivoluzionarie. Tutto quello che Murgia ci vuole dire è: notate i dettagli, aprite occhi e orecchie e fronteggiate gli abusi, di qualsiasi tipo essi siano. Non è un libro che si rivolge solo alle donne, è un libro che parla a tutti e di tutti.

Stai Zitta è un libro interessante da leggere, perché il suo intento è quello di porre attenzione a modi e parole che sono entrati nella norma ma che invece hanno un peso maggiore di quel che sembra.

Non posso dire di essere d’accordo al 100% con tutto ciò che ho letto, ma molti degli esempi che porta avanti sono verificabili nel quotidiano e quindi non sono ignorabili, se solo si decide di vederli. Sicuramente quello che Murgia ci dice è applicabile al periodo storico e alla società odierna. Potrebbe anche essere che tra vent’anni le cose siano diverse e questo libro non abbia più alcun valore. Me lo auguro.

Voglio consigliarti di approcciarti a questa lettura (e in realtà un po’ in tutto) con spirito critico. Prendere per oro colato ciò che viene detto credo sia sempre sbagliato. Esistono varie opinioni da ascoltare, molte delle quali sia necessario fare tesoro. Fondamentale è non perdere mai il proprio spirito critico.

Ciò che ho percepito leggendo queste pagine è stata la voce di una donna che ne ha viste, ne ha sentite e passate in prima persona decisamente troppe. Una donna competente che è arrivata al limite e forse con il tempo si è anche un po’ estremizzata. Come biasimarla? Non appoggio gli estremismi, ma ascoltare ciò che gli altri hanno da dire amplia sempre lo spettro delle idee.

La scrittura è scorrevole, chiara, concisa. Va dritta al punto e non si perde in retorica. Credo che Stai Zitta sia un libro valido per aprire gli occhi a chi certe dinamiche di vita non sono mai capitate e ai giovani ragazzi che possono imparare a non perpetuare negli errori di tutte le precedenti generazioni.

Bisogna imparare ad avere rispetto per la persona che si ha davanti, indipendentemente dal genere. Imparare ad astenersi da qualsiasi giudizio infamante e gratuito rivolto al sesso femminile (e non). Ad umanizzare il sesso maschile, sollevandolo dal compito di automa/lavoratore. Avvicinandolo di più al padre di famiglia, educatore amorevole di figli. Perché le famiglie non gravano solo sulle spalle delle donne, le famiglie sono composte anche da uomini.

Per concludere

Alla fine dei conti il libro mi è piaciuto, è stata un’occasione per razionalizzare tanti episodi della mia vita. Ma soprattutto è stata un’occasione per poter condividere tante esperienze e pensieri che spero possano aiutare te che stai leggendo.

A questo punto vorremmo sapere se anche a te è capitato di vivere certi episodi, e di renderci partecipi lasciando un commento qui sotto che altri potranno leggere!
Se invece sei un ragazzo, ti sei trovato mai stretto nella condizione di uomo-macho? Ti sei mai trovato in imbarazzo a dover esprimere i tuoi sentimenti? Qui da noi puoi farlo senza problemi!

Le cose possono cambiare, basta che ognuno di noi compia quotidianamente un piccolo gesto!

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