Stella marina – storia di dentisti e di amori

Incipit

Come è ben noto a tutti, i dentisti provano un certo piacere nel tenere nei loro studi della tortura grandi vasche d’acqua abitate da tanti pesciolini. Dai più sofisticati pesci d’acqua salata fino ai banali pesciolini rossi, tutti i dentisti ne hanno uno. La nostra storia parla di uno di questi acquari, simili a molti altri, ma differenti sotto certi aspetti da tutti gli altri. Ed è proprio di questi aspetti che parleremo.

Stella marina – storia di dentisti e di amori

C’era una volta un grande acquario quadrato, pieno d’acqua, fino all’orlo.

Non mancava nulla: sassolini, macchina per le bolle, filtro, luce fredda e fondale marino bidimensionale. Ogni finzione era perfettamente realizzata in una scenografia impeccabile, tanto che gli abitanti della vasca non avevano il minimo sospetto di essere in un micro universo artificiale. Vivevano le loro vite normalmente, meglio forse di ogni altro pesciolino in mare aperto, continuamente vittime di soprusi di classe e predatori sanguinari.

I nostri pesciolini si nutrivano di un cibo che arrivava spontaneamente loro, si massaggiavano le pinne tra le bolle che emergevano, chissà in che modo, dai sassolini; nuotavano a zonzo, senza che nessuno provasse a mangiarseli, in acqua a temperatura piacevole, con una luce piacevole e una compagnia piacevole. Insomma, era il paradiso per qualsiasi creatura acquatica.

O quasi.

Tra i tanti pinnati residenti in questa cella idilliaca, infatti, c’era una stella marina. Era molto grande e si distingueva da tutti gli altri coinquilini pinnati: adorava stare appiccicata al vetro, rivolta con lo sguardo verso un mondo irraggiungibile e in continuo movimento, un mondo che proprio non riusciva a spiegarsi.
Volgeva lo sguardo verso un piccolo universo dinamico e in evoluzione. Spesso ascoltava discorsi che avvenivano vicino al vetro, tra i clienti del dentista: parlavano di cose chiamate sentimenti e ne esistevano di varie categorie, tutte con nomi buffi! Amore, rabbia, tristezza...

Nell’acquario dove viveva, tutte quelle cose non c’erano e quando provò a parlarne con i compagni pesciolini, venne derisa tantissimo. Loro non sapevano, non avevano idea del mondo che esisteva fuori, oltre loro, e di tutte le sfumature che poteva avere.
Quindi dopo tanti tentativi falliti, la stella un giorno decise di appiccicarsi al vetro e di rimanere lì, convinta che fosse meglio conoscere una vita lontana ma reale, piuttosto che vivere in una menzogna.

La povera stella si sentiva sola, continuamente. Ogni giorno era un tormento.

La stella cercava di starsene lì, a concentrarsi sugli altri, quello che facevano, di cosa parlavano. Si concentrava su una cosa chiamata “risata”, e aveva imparato che ne esistevano di diversi toni e modulazioni, a seconda dei motivi che la scaturivano. Aveva imparato che esisteva una stanza del dolore, dove il dentista passava molto tempo trascinando a sé le povere vittime, ma imparò che il dolore a volte era necessario e inevitabile per poter stare bene.

La stella osservava, ascoltava, imparava, ma conoscere e imparare non bastava. Sentiva un vuoto, e spesso si rispondeva che di quella sensazione era responsabile il mondo finto e chiuso a cui apparteneva. Purtroppo però, la stella imparò anche che senza quel mondo finto, lei non poteva vivere.

Aveva tentato più volte la fuga appiccicandosi a quella che veniva chiamata “mano della segretaria“, che apriva la vasca per dar loro cibo o aggiungere nuovi ignari prigionieri, ma non aveva mai funzionato. Appena fuoriusciva dall’acquario veniva gettata al suo interno; se invece riusciva a raggiungere il mondo esterno per più tempo, sentiva le energie calare e diventava sempre più spenta e debole. Dopo vari tentativi, si rassegnò.

Purtroppo convinta della sua solitudine e tristezza incurabile, la stella marina era tanto attenta al mondo esterno quanto indifferente al mondo interno. Proprio vicino a lei, a un angolo di 180° rispetto la sua posizione c’era un’altra, piccola stella. La piccola conosceva e aveva capito le stesse cose del suo compagno triste, e spesso aveva provato a parlarne con lui, ma non veniva mai ascoltata. Così, dopo tanta indifferenza, smise di tentare. Anche lei si sentiva estremamente sola e triste, e pensava non ci fosse rimedio. Eppure, entrambe le stelle erano lì, affacciate verso l’esterno, ignorandosi. Trascorsero così mesi e mesi. Pesciolini morivano e ne arrivavano di nuovi, e loro erano sempre appiccicate ai vetri e ai sogni irraggiungibili. 

La svolta

Un giorno una piccola umana, una bambina, correndo per la stanza urtò la vasca. L’impatto con il pavimento fu devastante. Quel mondo idilliaco e perfetto andò in frantumi. I sassolini si sparsero ovunque, le bolle non esistevano più e pochissimi pesciolini sopravvissero alla catastrofe. La mano della segretaria cercò di essere più veloce possibile e sistemò in piccoli cilindri trasparenti pieni di acqua tre o quattro pesciolini. La stella grande pensando fosse arrivata la sua fine, chiuse gli occhi e perse le forze lentamente fino a svenire.

Poco dopo riaprì gli occhi, e il suo stupore di essere in vita fu subito sostituito da un altro, strabiliante evento: di fronte a lei, a una pinna di distanza, c’era un’altra stella. Le due stelle si guardavano, ma non potevano toccarsi né parlarsi perché erano in due vaschette separate. Rimasero così, a lungo, osservandosi, senza interagire in alcun modo.

I lavori di sistemazione e costruzione del nuovo acquario procedevano, e le due stelle si fissavano immobili. La stella grande non capiva da dove venisse quella gemella, che ai suoi occhi sembrava tanto dolce e tanto delicata. Sentiva di essere legato a lei e soltanto guardandola quella sensazione di solitudine e tristezza veniva sempre più dimenticata. Se fosse rimasta lì, per sempre, sarebbe stata felice.

Appena l’acquario fu pronto, tutti i sopravvissuti ritrovarono una casa tranquilla e perfetta. I sassolini c’erano, le bolle anche, la luce pure. Nulla era diverso. Lo studio del dentista continuava a vedere le stesse persone, gli stessi discorsi, le stesse risate e gli stessi dolori. Su un vetro, c’era la stessa stella di sempre, ma una cosa era cambiata.

Non era più sola.

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