Impero del Vampiro cover
impero del vampiro il viaggio di gabriel

L’impero del Vampiro

Jay Kristoff
Sei sicuro che io sia rinchiuso qui dentro con te, e che non sia tu quello rinchiuso con me?

Sono passati ventisette anni dal Sine Die, il giorno in cui il sole si è inspiegabilmente oscurato ed il cielo non è stato più lo stesso. Ventisette anni in cui i Vampiri, non più costretti a nascondersi nelle tenebre, hanno iniziato ad espandere il proprio dominio sopraffacendo l’impero degli umani.
Gabriel de Leon è l’ultimo dei Santi d’Argento, uno dei più giovani chevalier dell’Impero e una delle lame più abili mai viste. Rinchiuso dagli stessi mostri che caccia, racconta la sua storia (spesso malvolentieri) al vampiro che davanti a lui mette tutto per iscritto, componendo un tomo di inestimabile valore per la Storia che la sua padrona vuole non venga dimenticata.

NB: Non è consigliata la lettura ai più piccoli, sia per un linguaggio molto esplicito, sia per i contenuti un po’ più maturi.

Introduzione

Parliamoci chiaro, Jay Kristoff ormai si è affermato come autore fantasy, apprezzatissimo da molti e Mondadori gli ha donato la possibilità di splendere ancora di più con questo magnifico volume. Per non parlare dell’artbook a colori. Sono totalmente innamorata di questo gioiellino.

Parlando invece di contenuti, Jay Kristoff resta sempre una garanzia per me.

Aneddoti personali

Ho preordinato L’Impero del Vampiro ad agosto, ricevendo in omaggio l’artbook con le illustrazioni colorate presenti nel libro. Un piccolo capolavoro tra le mie mani. Bon Orthwick (di cui se non avete visto i lavori vi consiglio caldamente di recuperarli) è stato magistrale nelle rappresentazioni dei personaggi e degli eventi. È riuscito a cristallizzare su carta le scene raccontate con una precisione e uno stile invidiabile.
A collaborare poi con la realizzazione di questo volume, per la copertina e alcuni inserti, c’è lo zampino di un altro illustratore che io personalmente adoro e seguo da molti anni: Kerby Rosanes.

Ringrazio infinitamente gli artisti di tutto il mondo che ci permettono di sognare anche da grandi.

Recensione

L’Impero del Vampiro è esattamente quello che promette di essere: la storia della rivalsa dei vampiri sull’umanità. Un libro crudo, forte, sicuramente non adatto ai più piccoli.
La storia è interamente raccontata da Gabriel de Leon, rinchiuso in una cella con il suo carceriere sanguefreddo, raccontando di come è diventato il più grande, nonché ultimo, dei Santi d’Argento. Tutta la storia è un grande flashback, che intreccia a sua volta due linee temporali differenti, saltando dall’una all’altra ogni qualvolta il ricordo si fa troppo doloroso da portare avanti.
Gabriel, giovane testa calda, scopre di essere figlio di un vampiro, proprio quelle creature spregevoli da cui tutti fuggono. Viene portato lontano da casa per essere accolto in un ordine religioso composto da sanguemisti, ognuno discendente di una diversa casata di vampiri, ognuno con i suoi punti forti. Tutti tranne lui. Per Gabriel la vita è difficile anche tra i suoi simili, ma questo non gli impedirà di desiderare di diventare la lama più splendente che si sia mai vista.
Nonostante i grandi successi, i suoi peccati pesano come macigni e le conseguenze bussano sempre alla porta. Ma a volte è lui quello che bussa alla porta, e nonostante gli anni il suo nome fa sempre tremare i vampiri che si trova a fronteggiare. E ancor di più gli umani.

L’Impero del Vampiro è un bellissimo mix di tradizione e originalità. I vampiri sono tornati i crudeli, voraci, insensibili sanguinari di sempre. Con la tradizionale raffinatezza, con una gerarchia e delle casate, ognuna contraddistinta da un emblema, un motto di famiglia e delle caratteristiche fisiche e psichiche ben precise. Sotto di loro i sanguemarcio, coloro che si sono risvegliati quando la decomposizione aveva ormai fatto buona parte del lavoro, animali assetati privi di raziocinio. Una perfetta armata per combattere l’Impero degli umani.

“Per ogni Morto che uccidete ne perdiamo uno. Per ognuno di voi che cade sul campo si rialza tra le nostre fila.”

Il mondo in cui ci troviamo è dilaniato, senza il sole neanche la natura riesce più a vivere, dando vita a funghi luminescenti e a creature immonde di cui non si conosce la provenienza. Distese di disperazione e ghiaccio, ogni luogo ha un’atrocità da offrirci. Desolazione e grigiore è tutto ciò che troveremo. Un’ambientazione davvero suggestiva e ben studiata che ci conduce tra le linee della storia.

Lo stile di Kristoff è molto crudo, schietto, diretto ed è, a parer mio, anche il suo punto di forza. Intessere una trama così, portando avanti tre linee narrative, senza mai far calare l’attenzione o far perdere l’interesse ai propri lettori è sicuramente una grande impresa. Nonostante l’autore non si prolunghi troppo sulle descrizioni, scorrendo le pagine riuscivo a vedere dipinte davanti ai miei occhi le scene che stavo leggendo.
L’ironia e le battute scambiate tra i personaggi mi facevano sorridere, smorzando l’atmosfera lugubre che pervade la storia.

Gabriel de Leon si fa amare e odiare, non è l’eroe perfetto, ma non è neanche il freddo menefreghista che vuole far credere di essere. È un uomo che ha sofferto, che combatte contro se stesso e cerca un vero scopo nella vita. Un uomo come tanti, ma che ha sicuramente ancora molto da raccontarci e per cui è inevitabile provare simpatia.

Concludendo…

Trovo che L’Impero del Vampiro sia un meraviglioso ritorno ai vampiri. Intrigante, pieno di colpi di scena, emozionante (sì, ho anche pianto), spesso rude, soprattutto brillante. È un libro forte, è un libro che fa critica, è un libro volgare, è un libro che non va bene ai più piccoli o ai più sensibili.
Sicuramente però è un bellissimo libro se vi piace il fantasy o l’avventura, se vi piacciono le atmosfere dark e volete evadere. È un libro che vi consiglio di leggere.

Voto

5/5

Citazioni

«…I cantastorie strimpellano della Profezia, mentre i preti blaterano del piano dell’Onnipotente. Ma non ho mai incontrato un menestrello che non fosse un bugiardo, sanguefreddo. Né un sant’uomo che non fosse uno stronzo.»
«È palese che tu sei un sant’uomo, Santo d’Argento.» replicò Jean-François

Un sorriso incurvò le labbra di Jean-François «Avevo sentito dire che sei un uomo collerico.»
«Interessante. Io invece non ho sentito dire nulla su di te.»
Quel sorriso si spense lentamente.

Gabriel infilò una mano nelle brache malconce e vi frugò dentro sotto lo sguardo del mostro. Infine tirò fuori un reale ossidato. «Ecco.»
«Per cosa sarebbe?» domandò Jeans-François.
«Voglio che tu porti questa moneta al mercato e mi compri un cazzo che me ne freghi.»

“Ti sei…” Il ragazzo si schiarì la voce, incerto. “Voglio dire, hai mai…”
“Attento, ragazzo” ringhiai. “Stai navigando paurosamente vicino alle coste di un’isoletta che molti chiamano ‘Fatti i cazzi tuoi’.”

“… La vita non è una storia che puoi raccontare, de Leon. È solo una che puoi vivere. La buona notizia è che puoi scegliere di che tipo sarà la tua. Una storia di orrore oppure di coraggio. Una storia di appagamento oppure di dovere. La storia di un mostro. O la storia di un uomo.”
Le porte del Priorato si aprirono davanti a noi e all’interno vidi luce e calore.
“Quale sarà la tua storia?”

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